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Cucchi: un assassinio di Stato

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Il 15 ottobre 2009 Stefano Cucchi viene arrestato per droga. Una settimana dopo muore al Sandro Pertini di Roma. Oggi, a tre mesi dalla sentenza, che ha visto la condanna di sei medici e l'assoluzione di altrettanti infermieri e membri della polizia penitenziaria, sono state pubblicate le motivazioni. Si evince, nero su bianco, che Cucchi sia morto per malnutrizione.

 

I lettori affezionati a questo sito, ricorderanno certamente il mio articolo sul carcere di San Vittore, dove raccontavo la mia visita dentro le mura ed il tipo di ambiente che vi era, districandomi tra reclusi ed agenti della penitenziaria. Avevo evidenziato come in quel luogo, nonostante i vari disagi, si smentisse in maniera decisa l'ombra oscura che cala ogni volta che si parla degli agenti della polizia penitenziaria. Assassini, secondini di poche parole e dalla mano facile. No, lì non era così, anzi, non sembravano nemmeno poliziotti, ma quasi dei padri, delle madri e dei fratelli e sorelle che cercavano di allievare le sofferenze dei detenuti in quel girono d'inferno. Per il caso Cucchi vale invece il discorso di quell'ombra, ma c'è qualcosa di più.

Lasciamo da parte le dichiarazioni legittime della sorella, che anche se non avesse parlato con la bocca i suoi occhi l'avrebbe esplicitato il dolore, lo sdegno e lo sconcerto per questa motivazione. Concentriamoci sul documento giuridico e su quanto sia affetto da gravi lacune, non solo di diritto, ma persino umane e logiche. Nella motivazione della sentenza si riprendono parola per parola le conclusioni presentate dai periti nominati dalla stessa Corte d'Assise di Roma. Si parla di sindrome da inazione, ovvero in termini più comprensibili da malnutrizione. Insomma per fame. Viene subito alla mente quanto illogica sia tale motivazione se si pensa agli evidenti ematomi, lividi, ossa rotte, descritti dagli stessi medici ed infermieri nelle relazioni prima della morte ed anche successivamente. 

è risaputo che Cucchi sia stato malmenato ripetutamente dai membri delle forze di polizia penitenziaria, ma che secondo la sentenza di primo grado sono stati tutti quanti assolti. Il perchè è facilmente comprensibile. Nonostante i dati oggettivi, scientifici-medici, i resoconti, le foto dopo la morte di Cucchi, che dimostrano in maniera cristallina come il suo corpo sia coperto interamente da ematomi di ogni genere e che in nessuna maniera questi fossero presenti prima dell'arresto.

Gli agenti dichiararono, cercando di arrampicarsi sugli specchi, che quelle botte fossero state autoprodotte dal Cucchi prima dell'arresto e durante la sua permanenza in caserma. Balla di proporzioni colossali. I pestaggi furono consumati in caserma e continuarono anche in carcere, fino a quando gli stessi agenti si resero conto di aver usato la mano troppo pesante, così impauiriti come bestie selvatiche si rifugiarono dietro i medici e gli infermieri del carcere, che in maniera premeditata decisero di redigere degli atti ufficiali in maniera non veritiera, simulando dunque il verdetto della Corte, portando finalmente all'assoluzione di gran parte degli imputati.

Ciò che è peggio, è che Cucchi è stato ucciso due volte da membri dello Stato che in via teorica avrebbero dovuto curarlo e custodirlo. Così non è accaduto. Stefano è morto ed è solo un ragazzo che si aggiunge ad una lista infinita di omicidi compiuti da membri dello Stato, pensiamo ad esempio al caso Aldrovandi. è impensabile che un tossicodipendente possa morire in carcere per fame. è impensabile che possa morire perchè malmenato ingiustamente, senza ritegno da dei poliziotti. è impensabile morire in carcere. Punto.

Eppure le statistiche, così fredde e dure, ci dimostrano come negli ultimi 5 anni gli eventi critici all'interno delle nostre carceri siano aumentati progressivamente. Per eventi critici non solo s'intendono i vari suicidi e rivolte che avvengono a causa dell'impellente e tragico problema del sovraffollamente carcerario, ma anche queste morti incerte, quelle naturali, ed i tentativi d'evasione. Qualche mese fa ascoltai una persona chiedere a bassa voce come ci si dovesse comportare in questi casi. Se una persona tenta di uccidere un'altra persona, mi diceva che bisognava chiamare la polizia. Ma chi bisogna chiamare se i propri aggressori sono le stesse forze dell'ordine?

In quel momento non seppi rispondere e sinceramente dentro di me non conoscono ancora la risposta, forse perchè ritengo che non ci debba essere solo poichè una situazione del genere non dovrebbe nemmeno esistere. La realtà ci dimostra ancora una volta come l'impensabile, come l'assurdo possa avvolgere i sentimenti umani, la dignità ed il rispetto della persona. Al di là delle norme di diritto, dei principi del cittadino libero, bisogna conoscere e tenere costantemente a mente il valore della morale civile, perchè solo grazie ad essa si possono evitare questi episodi.

Purtroppo Stefano Cucchi non è e non sarà l'unico morto ammazzato, come vengono definiti, da parte dello Stato. Ilaria, la sorella si aspettava queste motiviazioni, era preparata al peggio. I giudici hanno affermato che non possono essere condivise le tesi delle difese che parlano del fatto che Stefano sarebbe stato condotto alla morte da un'improvvisa crisi cardiaca. Ma nemmeno possono essere condivise le conclusioni dei consulenti delle parti civili, secondo cui il decesso si sarebbe verificato per le lesioni vertebrali. "Anche questa tesi presta il fianco all'insuperabile rilievo che non vi è prova scientifico-fattuale che le lesioni vertebrali abbiano interessato terminazioni nervose".

La Corte si è soffermata a valutare la posizione dei carabinieri che si occuparono di Cucchi dopo il suo arresto. Secondo i giudici: "E' legittimo il dubbio che Cucchi, arrestato con gli occhi lividi (perché magro e tossicodipendente) e che lamentava di avere dolore, fosse stato già malmenato dai carabinieri prima ancora del suo arrivo in tribunale". In particolare, secondo le motivazioni della sentenza, "destano perplessità le dichiarazioni del carabiniere Mandolini secondo cui le macchie che l'arrestato aveva sotto gli occhi al momento del controllo erano grosso modo similari a quelle che si vedevano nella foto esibita relativa all'ingresso a Regina Coeli".

I giudici aggiungono poi "è indubitabile che nulla di anomalo si era verificato al momento dell'arresto e sino alla perquisizione domiciliare. Se qualcosa di anomalo si è verificato, ciò può verosimilmente collocarsi nel lasso di tempo che va tra il ritorno dalla perquisizione domiciliare e l'arrivo della pattuglia in caserma. In via del tutto congetturale potrebbe addirittura ipotizzarsi che Cucchi fosse stato malmenato dagli operanti al ritorno dalla perquisizione atteso l'esito negativo della stessa".

La vicenda si è conclusa così, con assoluzioni, condanne lievi per falso ideologico, circa i medici che hanno falsificato i report medici per coprire forze dell'ordine. In uno Stato democratico, di diritto, dove la legge è uguale per tutti e dove secondo l'art. 3 della Costituzione, debba essere proprio lo Stato a farsi carico di eliminare quegli ostacoli che si frappongo dal benessero e la serenità dei cittadini, è proprio lo Stato, nelle persona di alcuni soggetti che adottano dei comportamenti deviati, che diventa l'artefice ed il principale attore controproducente di questo obiettivo. C'è molto da fare, molte carte da scrivere, molti faldoni da aprire, armadietti da scardinare e soprattutto molte persone da far parlare. L'omicidio di Stefano Cucchi è l'apice di una serie di misfatti e di ombre che ahimè l'Italia si porta avanti da decenni. 

 

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