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La traversata infinita e sudaticcia

O me tapino, che vado in cerca di casa e rifugio sicuro,

questa notte vago per i meandri di tale traghetto infernal tirrenico.

 

No pace, niuna serenità per le mie povere membra 

che tanto bramano una sospirata parvenza di riposo.

 

Codesto loco in cui mi trovo rassomiglia ad un girone dantesco

che solo a narrarne mi si rabbrividisce tutto lo corpo.

 

Ecco che la mia occupazione di siffatta poltrona,

tosta e colma di sporcizia, volge al termine.

 

Conteggio errato della numerazione, 

così si spiega l'arcano mistero del mio sfratto coatto.

 

Sconsolato porto le mie spoglie sul bollente pavimento, 

isperando che per sfinimento io possa trovare la tanto sospirata pace.

 

Errore madornale il mio, infatti un lattante giocando col suo padre,

sbraita versi gutturali che al mio udito parvono canti demoniaci.

 

Impaurito dalla possessione fanciullesca, si aggiunga che tale imbarcazione 

sembra sia traghettata da un vecchio diavolo di mare di famiglia vicina a lo celebre Caronte.

 

Marosi ed onde infuriano sensa sosta nella tempesta, 

come da sottofondo ad una macabra sinfonia di russa spregevoli

prodotte da una coppia di zarroni ingrossati per troppo ingurgito di rancio.

 

Come se non bastasse tutto questo disgustoso paesaggio, 

sul tubo catodico vengono emanate le perfide onde tendenziose,

sicuramente curve ed ad angolo retto, del TG1.

 

Caldo e sudaticcio, mi accingo a schernire il mio capo

battendolo con fragore sul pavimento, che par sembrare ora più che mai lava incandescente.

 

La speranza è che possa perder i sensi 

e ritrovarmi in un loco senza spusa e condizionato.

 

 

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